Whistleblowing: un esempio in un racconto

22 novembre 2023Ultimo aggiornamento 11 luglio 2024
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Bene. Torno sul whistleblowing, stavolta con un racconto dei miei. La storia è chiaramente di finzione e il protagonista è sempre lui, il mio alter ego, Andrea Kaiser.

È un racconto, è vero, ma credo che sia un esempio interessante per farsi un’idea più chiara di che cosa sia un whistleblower e di come un consulente privacy, un DPO, un esperto del settore debba essere preparato a gestire anche queste situazioni. 

Buona lettura!

L’isola – Un caso fuori dagli schemi per Andrea Kaiser

Kaiser aprì la finestra. Il sole era già alto in cielo, il mare una distesa blu abbracciata all’orizzonte. Il profumo di salsedine arrivava fino al bilocale che aveva preso in affitto per la sua vacanza. Una settimana lontano da documenti, telefonate, riunioni. Sette giorni per riposare e non pensare a nulla. L’indomani lo aspettava la gita in barca che attendeva da mesi e che organizzava ogni anno, su quella minuscola isola del Mediterraneo, con il solito gruppo di amici, appassionati di vela e della buona cucina come lui. 

Stava già pregustando la cena nel solito ristorantino di pesce in fondo alla via, quando il telefono vibrò.

Kaiser si trattenne dall’afferrarlo. Un gesto meccanico che era riuscito a controllare solo all’ultimo. Era in ferie. Si era ripromesso di evitare qualsiasi dispositivo diverso dal chartplotter della barca da diporto noleggiata quella mattina e non aveva alcuna intenzione di tradire la promessa che aveva fatto a sé stesso.

Il telefono vibrò più e più volte: non una telefonata, né una mail. Era una sequela di messaggi di WhatsApp. Kaiser maledisse fra sé e sé la sua procrastinazione. Già da tempo, avrebbe dovuto comprare un terzo telefono da portare in ferie e assicurarsi che solo una rosa strettissima di persone avesse quel numero, per poterlo chiamare in un unico caso: questione di vita o di morte. Invece, preso dai mille impegni di un DPO, aveva finito per dimenticarsene ed era partito con i due telefoni di sempre. 

Lo smartphone vibrò ancora. Kaiser chiuse la finestra, lo prese. “Il mittente non fa parte dei miei contatti” registrò mentalmente. Nessuna immagine di profilo. “Strano…” pensò e lesse: 

Dottor Kaiser, non ci conosciamo e non posso rivelarle chi sono, per il momento.

Ho sentito parlare di lei da una conoscenza comune. 

La contatto perché ho avuto accesso a informazioni “sensibili” per la reputazione dell’azienda in cui lavoro. 

La situazione è delicata e temo che, rivelando quello che so, potrebbe succedere qualcosa a me e alla mia famiglia. 

Mi aiuti Dottor Kaiser, per favore. 

So che ora si trova sull’isola di... 

La sto raggiungendo. 

La aspetto alle 17 di domani vicino al faro.

La prego, venga, lei è l’unico che mi può aiutare…


Kaiser era sconvolto. In tanti anni di lavoro come Consulente Privacy e DPO non aveva mai ricevuto un messaggio come quello. Non era certo un detective! Però non poteva neanche ignorarlo…

Sentiva montare la curiosità. Pensò alla cena di pesce e alla gita in barca. 
Sospirò. La lotta con sé stesso fu breve: in barba alla vacanza, c’era qualcosa di irresistibile in quella richiesta! Sarebbe andato. Chiamò gli amici per comunicare loro che avrebbe saltato la gita, poi riprese il messaggio misterioso e digitò: 

Va bene. A domani.

Una doppia spunta apparve sotto la sua risposta. Improvvisamente gran parte del testo sparì. Le uniche parole rimaste erano quelle digitate da lui. Provò a richiamare il numero. 

Spento. 

“Inquietante…” pensò. Sistemò i bagagli e si diede una rinfrescata. Si guardò allo specchio per un attimo: “Ma cosa sto facendo?” si disse, poi uscì per fare quattro passi. 

Alle cinque del pomeriggio del giorno dopo, guardava le barche da pesca entrare e uscire dal porticciolo. In piedi accanto al faro, si accese una sigaretta e aspettò.

«Buonasera Dottor Kaiser…»

Si voltò e vide una donna di mezza età, non molto alta, larghi pantaloni di lino color cachi, camicione bianco crema, capelli biondo cenere, corti e un po’ ondulati. Un paio di occhiali dalla montatura tonda e leggera rendevano ancora più grandi gli occhi slavati della signora. Kaiser si stupì. “Curioso” pensò, si era fatto l’idea che il misterioso mittente fosse un uomo. 

«Buonasera, immagino sia stata lei a scrivermi.» disse. 
«Sì esatto… Mi chiamo Vera.» rispose lei. 
La donna lo fissò, spostò per un attimo lo sguardo sulle onde, poi puntò di nuovo gli occhi su di lui e all’improvviso riprese a parlare, ma con foga.

«Dottor Kaiser, grazie per essere venuto. Le sarà sembrata una cosa da pazzi… In effetti, a pensarci, lo è… L’ho contattata perché ho parlato con il suo amico, il Dottor Surici, conoscente di mio marito, per chiedergli aiuto. E lui mi ha consigliato di parlare con lei, perché “lei è il migliore nel vostro campo” mi ha detto…» 

«Ah sì?» rispose Kaiser con aria pensierosa. Lanfranco Surici, l’amico e collega DPO che qualche mese prima se l’era vista brutta, per colpa di una grigliata troppo pesante, ora gli lasciava una bella pesca da gestire e proprio durante la vacanza che aspettava da mesi… 

Kaiser rimase imperturbabile di fronte alla signora. Dentro, invece, era combattuto tra l’impulso di chiamare Surici e mandarlo a quel paese e il desiderio di ringraziarlo per l’occasione che gli aveva dato. In fondo, risolvere enigmi per lui era un divertimento… 

«Ho preso qualche giorno di ferie per venire qui da lei e per tutto il viaggio mi sono sentita così sciocca…» stava dicendo Vera «Al lavoro e a mio marito ho raccontato che sarei andata a trovare mia madre… Sa, io stessa sono stupita di me. Non avrei mai pensato di trovarmi a fare ciò che sto facendo…» Sul punto di proseguire si interruppe bruscamente. Un gruppetto di turisti si stava avvicinando. «Non qui. Cerchiamo un posto dove parlare senza essere sentiti…» 

Kaiser non commentò e fece strada. “Che situazione assurda…” si disse. Camminarono in silenzio e raggiunsero una pineta che cresceva a ridosso del porto. Si sedettero su una panchina e Vera cominciò a raccontare:

«Mi trovo in una situazione difficile, Dottor Kaiser. Sia io che mio marito lavoriamo per la stessa azienda. Non le dirò quale… Posso solo dirle che è molto nota nel settore o, quanto meno, tra gli addetti ai lavori. Si occupa di lavorazione di sostanze potenzialmente pericolose. Non posso entrare nei dettagli né dirle chi sono o cosa faccio, ho troppa paura… diciamo solo che dalla mia scrivania passano molte carte “importanti” …»

Vera guardò il mare e iniziò a torcersi le mani.

«È successo dieci giorni fa. Stavo controllando una serie di tabulati nell’intranet aziendale, quando mi sono accorta di un documento che non avevo mai visto prima. Qualcuno doveva averlo salvato lì per caso… Sembrava un’analisi di laboratorio. Dai valori indicati risultavano chiaramente alterazioni significative nella qualità dell’aria, del suolo e dell’acqua intorno allo stabilimento principale dell’azienda!»

Kaiser si schiarì la voce e disse: «Signora, mi scusi se la interrompo, ma io sono un DPO, non mi occupo di reati ambientali…»

«Lo so, lo so…» riprese lei accalorata «Lo so benissimo! Ma c’è dell’altro… Vede, il giorno seguente, passando vicino all’ufficio del mio responsabile, ho sentito che diceva queste parole “… ho chiesto un favore a un mio amico medico… Aggiungerà agli esami di routine anche un test per verificare se nel sangue dei dipendenti che lavorano nell’impianto di bonifica è presente la tossina… Sì, certo, tutto deve restare segretissimo. Loro non sapranno nulla. Non devono saperlo… a meno che tu non voglia finire in galera!”»

Vera lo guardò dritto negli occhi e disse: «Come vede c’è di più! Anche un trattamento illecito di dati sanitari, che sono dati “sensibili”! E questa, Dottor Kaiser, è materia di sua competenza. Giusto? »

Kaiser annuì, ma non riusciva a capire il nesso né perché la signora non si fosse rivolta a qualcun altro. Alla polizia, per esempio, o a un avvocato. Lui cosa poteva fare? Non aveva alcun senso...

“Il GDPR è importante” rifletté “Ma qui c’è in gioco ben più di un semplice trattamento di dati senza consenso…”

Perché si era rivolta a un DPO?!

Lei riprese, a bassa voce: «Il punto è che non posso fidarmi di nessuno. Non so a chi rivolgermi. Vivo in un paese vicino all’azienda e tutti, chi più, chi meno, sono dipendenti o familiari di dipendenti. Non sono libera di parlare, a malapena sono riuscita a inviarle quel messaggio. L’unica persona con competenze legali che conosco è Surici e lui mi ha mandata da lei…»

“Lanfranco, quando ti prendo…” pensò Kaiser, trattenendo un’imprecazione. 

Vera iniziò a piangere. Kaiser era costernato. Non gli capitava spesso di sentirsi così. 

«Avevo un’amica» disse Vera soffiandosi il naso «Lavorava anche lei in azienda. Fu dopo il trentesimo anniversario dalla fondazione. Era impiegata in amministrazione e scoprì delle irregolarità importanti in un certo numero di fatture. Ne parlò con alcuni colleghi. Il giorno dopo la chiamarono in dirigenza e le dissero che, se avesse parlato, avrebbe perso il lavoro. Lei era un tipo caparbio, Dottor Kaiser, non voleva lasciar perdere. Si rivolse a un avvocato e li denunciò. L’azienda assunse i migliori legali della zona, probabilmente pagò anche i pochi testimoni che avevano avuto il coraggio di dire qualcosa… e così vinse la causa.»

Vera guardò l’orizzonte. Una vela solcava il mare verso largo. 

«La mia amica invece perse tutto» proseguì «Il lavoro, il contratto di affitto, il sostegno di amici e colleghi. Si è dovuta trasferire in un’altra regione. Sono anni che non la vedo… Ora capisce? Rischio di fare la stessa fine! E mio marito con me! Cosa ne sarebbe di noi e dei nostri figli? Non so a chi chiedere aiuto, ecco perché mi sono rivolta a lei… Cosa posso fare?»

Andrea Kaiser rifletté a lungo. La situazione era gravissima sotto tutti i punti di vista. La signora rischiava davvero di rovinarsi la vita, rivelando la verità. Ma era essenziale che lo facesse: c’era in gioco la salute di centinaia, se non addirittura migliaia di persone. Si girò e le disse:

«Signora, ha mai sentito parlare di whistleblowing? »

La donna sgranò gli occhi e scosse la testa.
 
«Capisco. Be’ il termine è anglosassone e per noi italiani risulta difficile persino da pronunciare. Whistleblowing è la situazione in cui una persona, che lavora all’interno di un ente o di un’azienda, viene a conoscenza di un comportamento irregolare, illegale o potenzialmente dannoso per la collettività o per l'Azienda stessa e lo segnala, potendo restare se vuole nell’anonimato. È da poco uscita una nuova direttiva europea in materia, che è stata recepita in Italia con il d.lgs. 24/2023.
Per farla breve, oggi, lei ha la possibilità di segnalare il comportamento illecito della sua azienda, senza che sappiano che è stata lei e senza subire ritorsioni. Se non ricordo male, mi ha detto che la vostra azienda ha più di 50 dipendenti giusto?»

«Sì, è così!» disse lei con un filo di voce.

«È un’ottima notizia. Il decreto si applica alle aziende con più di 50 dipendenti ed in altri casi specifici ben dettagliati. Quindi rientra tra i soggetti elencati nell’allegato della normativa.»

«Ma a chi dovrei fare la segnalazione?» rispose lei in ansia.

«Secondo il decreto si deve utilizzare il canale interno di segnalazione della sua azienda – vi è stato comunicato come dipendenti la modalità per poter fare segnalazioni?
Perché se non fosse presente nessun canale di segnalazione interno aziendale possiamo rivolgerci all’ANAC, l’Autorità Nazionale Anticorruzione»
Inoltre in questo modo sarebbe partita anche un'indagine da parte di Anac per mancata adozione di un canale interno di segnalazione pensò tra sé e sé.
«Guardi sono sicura che non ci è stato comunicato nulla di tutto ciò» disse scuotendo la testa sconsolata.
«A questo punto io contatterei direttamente l’ANAC. Posso aiutarla, se vuole.» Intanto Kaiser si chiedeva come mai Lanfranco Surici, che era un DPO, non avesse pensato di consigliare a Vera la stessa soluzione a cui era arrivato lui in cinque minuti. Avevano perso tempo tutti: la signora che, presa dal panico, era partita per raggiungerlo. E lui stesso. A quell’ora gli amici velisti stavano sicuramente costeggiando l’isola per trovare una caletta dove nuotare… 
“Lanfranco” pensò Kaiser “Ti conosco da anni e sei sempre un passo avanti quando si tratta di schivare cetrioli…” 

Vera alzò gli occhi. Gli rivolse uno sguardo pieno di gratitudine e fece per abbracciarlo. Kaiser non era abituato a troppe smancerie e si alzò velocemente, borbottando qualcosa a proposito di un invito a cena da parte di alcuni amici. 

I due si diedero appuntamento per la mattina seguente nel bar principale dell’isola. Lì compilarono la segnalazione tramite il sito di ANAC. Poi Vera offrì a Kaiser un pranzo di pesce a dir poco luculliano e ripartì. 

La vacanza di Kaiser proseguì senza ulteriori scossoni e sorprese. 

Qualche settimana dopo, già rientrato in ufficio e nel pieno delle normali attività, ricevette una lettera in busta chiusa. L’indirizzo era scritto a mano. L’aprì e lesse:

Carissimo Dottor Kaiser,

spero che stia bene. Voglio esprimerle la mia più sincera gratitudine per la sua gentilezza e il suo aiuto in un momento così difficile della mia vita. Senza il suo intervento, non so cosa sarebbe successo.

È stata avviata un'indagine approfondita sull'azienda per cui lavoro e adesso la situazione è sotto il controllo delle autorità competenti.

Per me è stato un passo difficile da compiere, ma grazie a lei ho trovato la forza di farlo. Ora sono fiduciosa che la verità verrà alla luce e che non ci saranno ritorsioni nei miei confronti o nei confronti di mio marito. 

Ancora una volta, grazie di cuore, Dottor Kaiser. Le auguro tutto il meglio per il suo futuro e per la sua carriera.

Con stima,

Vera


Kaiser ripose la lettera nella busta. Un sorriso fugace gli illuminò il viso per un attimo, ma presto divenne un ghigno beffardo perché, proprio in quel momento, Surici varcò la soglia del suo ufficio. Non lo vedeva da più di un mese. Allegro e scattante, in mano teneva un opuscolo. Era la brochure di una crociera.

«Lanfranco carissimo, cos’è che tieni lì in mano?» gli chiese con finta noncuranza. 

«È il programma di viaggio della crociera sul Mediterraneo che ho prenotato un mese fa con mia moglie. Partiamo domani!» rispose l’amico con entusiasmo.
 
«Ah davvero!? E dimmi, porterai il telefono di lavoro con te?» chiese Kaiser, fingendo di mettere in ordine alcune carte.

«Be’ certamente, non si sa mai… Perché me lo chiedi?»

«Così… per scrupolo...» bofonchiò Kaiser, segnando un appunto sul calendario per il giorno dopo: 

Promemoria: chiama il dottor De Bizzis e digli di contattare Lanfranco entro sera. Ricordagli di sollecitare l’appuntamento per la sorveglianza e prepararsi a un’eventuale ispezione. 

«Andiamo a pranzo Lanfranco, così mi racconti in quali porti ti fermerai nei prossimi giorni…» e col ghigno diabolico di chi ha finalmente avuto la sua rivincita, chiuse la porta alle sue spalle. 
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Biografia dell'autore

Andrea Chiozzi è nato a Reggio Emilia il 4 Agosto del 1969, reggiano “testaquadra” DOC come il lambrusco, ed è sposato con Luisa che lo sopporta da più di vent’anni.
Imprenditore e consulente, da più di 12 anni è l’Evangelist del GDPR.

Attività professionali:
Andrea Chiozzi è il fondatore di PRIVACYLAB, per la gestione avanzata delle attività legate alla compliance per il Regolamento Europeo 679/2016.
Esperto di GDPR e protezione dei dati personali (soprattutto nelle aree più problematiche quali il marketing digitale e i social network, il digital advertising, l’Internet of Things, i Big Data, il cloud computing),
Andrea presta consulenza per la media e la grande industria italiana e si occupa di organizzare e condurre i consulenti aziendali ad un approccio ottimizzato alla gestione della Compliance GDPR.
È ideatore del sistema Privacylab e della metodologia applicata ai consulenti certificati GDPR. 
Nel 2003 dà vita alla figura di “Privacy Evangelist” e comincia a girare l’Italia come relatore in vari convegni e corsi in tema di protezione dei dati personali arrivando a evangelizzare più di 10.000 persone.

È commissario d’esame per:

UNICERT per lo schema DSC_12/30 per Consulenti Certificati GDPR
TÜV dello schema CDP_ 201 Privacy Officer, Bureau Veritas
CEPAS Bureau Veritas DATA PROTECTION OFFICER per lo schema SCH73 norma Uni 11697:2017 (Accredia) 
ACS ITALIA DATA PROTECTION OFFICER per lo schema SCH01 norma Uni 11697:2017 (Accredia)
UNIVERSAL Gmbh DAKKS per lo schema ISO/IEC 17024:2012 "DATA PROTECTION OFFICER"

E' certificato con:
Unicert come "Consulente Certificato GDPR" n. 18203RE22
TÜV come “Privacy Officer e Consulente Privacy” n. CDP_196.
Cepas Bureau Veritas "Data protection Officer" n. DPO0206
UNICERT DAKKS " Data Protection Officer" n. DPO 0818 010012

Fa parte del Comitato Scientifico Privacy di Torino Wireless, GDPR Academy e di Agile DPO .

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